Servizi – Osteopata a Milano

  • DEFINIZIONE DI OSTEOPATIA

    L’Osteopatia è una scienza terapeutica complementare, fondata su una conoscenza precisa dell’anatomia e della fisiologia del corpo umano.

    Tramite mezzi diagnostici manuali e clinici ha l’obiettivo di trovare la perdità di mobilità dei tessuti in particolar modo i tessuti connettivi per ridare equilibrio al corpo e favorire i processi di autoriparazione.

     

    I tre principi chiave di Andrew Taylor Still, il fondatore dell’Osteopatia

    • Unità del corpo: Siamo fatti per funzionare nel confort, nell’equilibrio ed in economia.
    • La struttura governa la funzione: laperfezione di ogni funzione è legata alla perfezione della struttura portante, essendo ogni parte del corpo interdipendente dalle altre.
    • Autoregolazione: il nostro corpo contiene tutto l’occorrente per assicurarsi e mantenere lo stato di salute.

    I CAMPI DI APPLICAZIONE E I SUOI LIMITI

    L’osteopatia si rivolge a tutte le persone affette da uno stato di alterazione della mobilità dei tessuti generato da qualsiasi tipo di patologia sempre comunque in collaborazione con la medicina allopatica.

    L’Osteopatia può essere applicata a pazienti di ogni età dal neonato, all’uomo adulto fino all’anziano.

    L’Osteopatia accompagna il bambino fin dai primi giorni di vita, la donna durante tutto il periodo di gravidanza, il malato cronico affetto da patologie trattabili con la medicina allopatica ma che trovano un alleato nel trattamento Osteopatica, lo sportivo (in cui l’equilibrio dei sistemi deve essere perfetto per la prestazione)durante la sua attività piena di episodi traumatici, accompagna la terapia del dolore classica coadiuvandone l’azione.L’Osteopatia e ilmezzo che ci consente di ritornare al punto di equilibrio dopo un evento traumatico (noxa patogena) di qualsiasi genere (somato emozionale, meccanico etc.)

    La necessità di una migliore prevenzione è fortemente sentita. Il termine salute infatti non è più inteso come il contrario di malattia, ma come qualità di vita.

    L’individuo capisce sempre di più che la prevenzione è il metodo migliore di terapia per questo l’Osteopatia ha così tanti riscontri.

    L’Osteopatia si allontana da quella interpretazione settoriale della medicina che categorizza ogni forma patologica separandola dal contesto globale del corpo senza creare collegamenti. Le definizioni nosologiche di gastrite, faringite, nevrite etc.. trovano una interpretazione univoca nel contesto uomo con le correlazioni del caso anche a distanza basate sulla fisiologia e sulla anatomia.

    Qualunque sia il disturbo, l’osteopata lo tratterà con un approccio terapeutico globale.

    In sintesi, l’osteopatia si rivolge alle persone che presentano sintomi solitamente classificati per specialità e che interessano le grandi funzioni dell’organismo: locomotoria, neurologica, genito-urinaria, O.R.L., oftalmica, digestiva, cardio-polmonare, psichica, occlusale.

    L’osteopatia tratta le restrizioni di mobilità delle strutture, ristabilendo una buona funzionalità dell’insieme.

    L’osteopatia stimola l’omeostasi del paziente preoccupandosi di identificare l’origine biomeccanica dello squilibrio in relazione al disturbo lamentato dal paziente.

     L’OSTEOPATIA E LO SPORT

    L’Obiettivo dell’Osteopatia e quello di riequilibrare il sistema cibernetico dell’uomo dandogli la migliore stabilità e mobilità possibile compatibilmente con lo stato e la qualità dei tessuti. Nello sportivo ogni piccola componente deve essere perfettamente funzionale ed in equilibrio meccanico e metabolico.

    È qui che l’osteopatia trova un grosso significato applicativo; nello sport dove tutto deve avere la massima efficenza e ogni disequilibrio meccanico, metabolico può interferire con la prestazione.

    Lo sportivo cerca nell’Osteopatia prevenzione e recupero dal trauma per diminuire sensibilmente i tempi di recupero.

    L’Osteopata nello sport collaborerà con le  figure sanitarie dello staff tecnico per ripristinare, ottimizzare e riquilibrare la funzionalità dell’atleta.

    L’Osteopata è essenziale nella ricerca di situazioni disfunzionali che possono creare: tendiniti, torcicollo, lombalgie, dorsalgie cervicalgie, lombosciatalgie, lombocruralgie, cervicobrachialgie, nevriti, tensioni muscolari aberranti, contratture, strappi contusioni, disturbi organici funzionali, ansia da prestazione. Lo fa con l’utilizzo del sistema terapeutico e diagnostico più immediati: le mani, quindo LA TERAPIA MANUALE E MANIPOLATIVA.

    L’azione dell’osteopata sarà dunque curativa e/o preventiva a seconda della richiesta dello sportivo.

    IL CALCIATORE

    L’Osteopata assiste il calciatore con due tipologie di intervento.

    Terapeutico

    L’allenamento e le competizioni tendono a sollecitare il sistema muscoloscheletricocon specifici pattern biomeccanici. Le articolazione più soggette a trauma nel calciatore sono le caviglie, le ginocchia, bacino, l’anca, le vertebre lombari e cervicali.

    Queste articolazioni tendono ad andare incontro a disordini di mobilità che possono essere classificati all’interno delle disfunzioni Ostepatiche. Le lesioni osteopatiche sono evidenziate e riarmonizzate dalla mano dell’osteopata D.O. consentendo al giocatore di accorciare i tempi di recupero.

    Preventivo

    Il controllo sistematico del calciatore agonista da parte dell’Osteopata consente di riequilibrare il sistema posturale e le articolazione in sovraccarico prevenendo danni maggiori. È possibile intervenire prima dell’instaurarsi patologie croniche tipo: pubalgie, lombalgie o tendinite degli adduttori.

    L’osteopata D.O. aiuta il calciatore a gestire nel tempo il suo capitale salute. Seguendo gli allenamenti, l’osteopata studia la qualità del gesto del calciatore ed è in grado di apprezzare se è al meglio del suo potenziale fisico.

     IL CICLISTA

    Il ciclismo è uno sport con un pattern biomeccanico particolare che costringe l’atleta da adattarsi al mezzo in catena cinetica chiusa essendo strettamente vincolato ai pedali. Questo costringe il corpo ad adattarsi a costrizioni biomeccanichi aberranti.

    L’osteopata lavora in stretta collaborazione con lo staff tecnico (allenatore, medico, meccanico) ed interviene a due livelli:

    Preparatoria e preventiva

    Il ciclista è impegnato per di verse ore al giorno su un mezzo al quale si deve adattare anche se è possibile creare delle modifiche al mezzo stesso per renderlo il più confortevole possibile. L’atleta è costretto alla posizione seduta molto tempo favorendo disfunzioni sacrali e del pavimento pelvico, e predisponendo al bulging posteriore dei dischi interverterbrali. Le ginocchia sono particolarmente sollecitate dal blocco podalico sulla bicicletta e dalla eccessiva posizione in flessione d’anca che predispone a condropatie femoro rotulee e tendiniti del tendine rotuleo. Inoltre la componente emotiva legata ai grossi sforzi del ciclista può interferire sul  sistema somato viscerale con conseguenze sull’asse ormonale (ipotalamo, ipofisi, ghiandole) e quindi sulla sfera neurovegetativa. L’Osteopata agirà sul ciclista regolando con il consueto approccio olistico la funzionalità del sistema somato viscerale.

    L’Osteopata durante l’allenamento giornaliero

    È necessario che il ciclista abbia immediatamente a disposizione la massima capacità meccanica per ottimizzare la spesa metabolica. L’Osteopata agirà sul ciclista avendo cura di ricreare i corretti pattern biomeccanici articolati e miofasciali in modo da rindere l’atleta performante allo sforzo intenso. Al termine della corsa l’osteopata agirà sul ciclista resettando le varie disfunzioni miofasciali articolari e metaboliche conseguenti a cadute, stress metabolico ossidativo, stress muscolare e articolare.

    L’Osteopata durante la corsa a tappe

    La regoalazione del sistema articolare e muscoloscheletrico del ciclista da parte dell’Osteopata è importante ma duranet al corsa a tappe la regolazione degli assi ormonali e del sistema sonno veglia diventa essenziale. Un buon recupero garantisce il successo della prestazione. L’Osteopata agisce sul ciclista regolando il sistema cranio sacrale e regolando le funzioni di recupero metabolico e favorendo la secrezione endorfinica.

    L’Osteopata e il corridore

    La corsa è una attività che entra a far parte di quelle che sono le abilità motorie di base dell’uomo il problema sta nel fatto che la corsa serviva all’uomo per spostarsi velocemente per bervo tratti e consentire al cacciatore di catturare la preda. Generalmente l’uomo quando si doveva spostare per lunghi tratti utilizzava il cammino. La corsa intesa quindi con l’accezione attuale di attività fisica è snaturata dalla sua reale funzione e proprio per questo può creare danni all’atleta che la pratica soprattutto se non si adottano determinati accorgimenti.

    Durante la fase dell’appoggio a terra del tallone si può creare una forza di reazione impulsiva che può essere pari a 1.5/3 volte il peso corporeo. Questo fa capire l’onda d’urto che dal tallone si può propagare dall’avampiede, alla caviglia, al ginocchio, all’anca, alla sacroiliaca, alla zona lombare, fino in maniera meno gravosa alle cervicali. Tutto questo creerà disfunzione di mobilità sul corridore che dovranno essere trattate dall’Osteopata che preverrà l’istaurarsi di pattern biomeccanici scorretti.

    L’Onda d’urto si propagherà non solo alle articolazioni e ai muscoli ma anche a tutto il sistema nervoso periferico e centrale  e al sistema viscerale. L’energia cinetica di impatto al suolo potrà creare disfunzioni di mobilità viscerale (in particolare dei visceri più pesanti quali: fegato, milza, reni, mesentere) soprattutto verso la ptosi quindi in inspirazione. Tali lesioni provocherrano degli adattamenti viscero somatici e quindi disfunzioni vertebrali oltre che disfunzioni viscerali più o meno accentuate. L’Osteopata ha il compito di riorganizzare tutte queste disfunzioni per rendere l’atleta sempre disponibile alla massima prestazione atletica.

     L’OSTEOPATIA E IL PILOTA

    L’Osteopata agisce sul Pilota sia durante la fase di preparazione che durante le fasi di gara.

    Il pilota durante al prestazione è sottoposto a forze che variano tra i 3 e 4 g. Forze di accelerazione e centrifughe che sottopongono collo,  arti superiori e visceri a continue sollecitazioni.

    Il collo deve essere stabilizzato da importanti contrazioni muscolari che porteranno in spasmo la muscolatura con possibili blocchi articolari vertebrali, la muscolatura degli arti superiori e sottoposta continuamente a forti contrazioni per la stabilizzazione del volante e a traumi per la contro la postazione del pilota, gli arti inferiori lavoreranno continuamente stabilizzando il pilota e gestendo la pedaliera. Il sistema viscerale in particolare gli organi più pesanti e ricchi di acqua sono sottoposti ad accelerazioni diverse rispetto al sistema muscolo scheletrico più rigido questo provoca un  continuo shaking dei tessuti degli organi interni con  conseguenti disfunzioni viscerali osteopatiche. Anche il sistema nervoso centrale insieme al sistema vestibolare e al sistema oculomotore sarà sottoposto ad importanti forze di accelerazione, il sitema di sostegno e rigenerazione (astrociti, microglia) del sistema nervoso centrale ne subirà le conseguenze.

    In tutte queste situazioni il lavoro che l’Osteopata condurrà sul Pilota sarà essenziale permantenere il più possibile funzionale il sisitema posturale fine che serve per organizzare il pilota in un sistema di forze abnorme per una persona normale. La correzione della disfunzione di mobilità articolare (blocchi vertebrali) insieme al lavoro cranio sacrale e viscerale ottimizzeranno la prestazione del pilota.

     L’OSTEOPATIA IN TUTTI GLI SPORT

    L’Osteopata come si può ben capire è essenziale in tutti gli sport: sport di contatto (lotta, pugilato, arti marziali, Kick box, Judo etc..), nel tennis dove le forze asimmetriche prevalgono, nel nuoto dove l’iperattività degli arti superiori predispone a lesioni di spalla, nell Basket, nella Pallavolo, nel Beach Volley, nella scherma etc.

    Tutti gli atleti possono trarre benificio da un buon trattamento Osteopatico a patto che sia condotto da un vero professionista (Dottori in Fisioterapia Diplomati in Osteopatia; argomento trattato nella pagina abusivismo).

     

    L’OSTEOPATIA NEL CAMPO VISCERALE

    Nel pensiero comune spesso l’Osteopata viene associato a quel professionista che pratica esclusivamente manipolazioni articolari “rimettendo apposto le ossa” (questo è la dicitura più comune attribuita dal profano al trattamento Osteopatico.

    Il trattamento Osteopatico va ben oltre l’approccio manipolativo articolare. Il trattamento manipolativo e di terapia manuale si rivolge anche ai vari aspetti di mobilità viscerale legati al movimento dei visceri durante l’azione del diaframma. La correzione di disordini di mobilità viscerale può migliorare, attenuare e in alcuni casi risolvere problematiche, sintomi o patologie viscerali quali: ernia iatale, reflusso, gastriti, gastroduodeniti, coliti spastiche (colon irritabile), congestioni epatiche (da epatiti, sovraccarico farmacologico iatrogeno, sovrallenamento), cistiti, stipsi etc.

     

    L’OSTEOPATIA IN GINECOLOGIA

    I mezzi terapeutici Osteopatici possono migliorare in maniera sorprendente patologie dellasfera ginecologica.

    La manipolazione Osteopatica viscerale può alleviare  il dolore cronico pelvico ,spesso di origine iatrogeno, dovuto a cicatrici addominali in postumi di isterectomia o parto cesareo. Il trattamenteo manipolativo viscerale Osteopatico si può utilizzare anche per le problematiche legate ad un utero retroverso, edemi nel cavo del Duglas che generano lombalgia, cistiti. L’Osteopatia può dare dei buoni risultati anche nelle problematiche di sterilità femminile di origine meccanica dovute a stenosi delle tube di fallopio. Tutto ovviamente in collaborazione con la medicina allopatica.

    Il trattamento manipolativo osteopatico è anche di grande aiuto nella fase di gestazione ottimizzando la meccanica del bacino in preparazione al parto, favorendo la regolare variazione ormonale (riequilibrando l’asse ormonale grazie al trattamento cranio sacrale).

     

    L’OSTEOPATIA NEL TRATTAMENTO DI CEFALEE, VERTIGINI E SINDROMI ANSIOSO DEPRESSIVE

    Il trattamento Osteopatico può dare un’ottima assistenza al paziente cefalgico, vertiginoso e depresso grazie alla potente azione che può esercitare sul sistema neurovegetativo con le sue tecniche manipolative.

    Il trattamento preferenziale in questo caso sarà quello cranio sacrale coadiuvato dal trattamento manipolativo vertebrale e viscerale. Grazie al trattamento manipolativo Osteopatico il paziente con cefalee, vertigini e sindromi ansioso depressive migliorerà la qualità di vita riducendo l’intensità, la durata, la frequenza dei sintomi; ovviamente sempre in collaborazione con la medicina allopatica

  • La massoterapia è una pratica clinica strettamente riservata al Dottore in Fisioterapia essenzialmente si identifica in tutte quelle manovre rivolte ai tessuti non scheletrici precedute da una interpretazione manuale diagnostica del tessuto volta al miglioramento della mobilità e dello stato algico del tessuto stesso. Le strutture interessate dalla massoterapia sono la fascia, il muscolo, i tendini, i legamenti, il sistema vascolare, il sistema linfatico e il sistema nervoso. Le articolazioni verranno trattate con tecniche di manipolazione specifiche che fanno parte della fisioterapia e spesso la massoterapia fa parte delle tecniche di preparazione alla manipolazione articolare. Alcune delle manovre massoterapiche possono sembrare simili a quelle impiegate nel massaggio tradizionale ma in realtà sono molto diverse nelle modalità applicativa nei tempi di applicazione soprattutto si differenziano perché utilizzate su patologie muscolo scheletriche (quindi prevedono una diagnosi Fisioterapica). Il massaggio viene applicato dal massaggiatore e non alcuna azione curativa ma solo di benessere ed estetica e non curativa. LA MASSOTERAPIA HA UNA AZIONE CURATIVA ED E’ APPLICATA SOLO DAL FISIOTERAPISTA.

     

    Definizione

    Le tecniche massoterapiche prevedono l’utilizzo di:

    • allungamento laterale;
    • allungamento longitudinale (o lineare);
    • pressione profonda;
    • trazione e/o separazione dell’inserzione prossimale di un muscolo rispetto a quella distale.
    • tecniche di pressione sui trigger point accompagnate da accorciamento muscolare passivo (strain e controstrain)
    • tecniche di trazione rilasciamento sulla fascia e sul muscolo ( pompage fasciale)
    • tecniche sui linfonodi e sul sitema linfatico (riflessi di Chapman e di Bennet)
    • tecniche sul sistema circolatorio
    • tecniche di allungamento sul sistema nervoso periferico

     

    Finalità

    L’utilizzo delle tecniche massoterapiche combina capacità  diagnostiche del Fisioterapista (le prime informazioni riguardano lo stato del tessuto e le zone con densità alterata) e terapeutiche (normalizzazione del tessuto). Spesso l’obbiettivo delle tecniche massoterapiche è quello di preparare i tessuti molli a tecniche di manipolazione articolare.

     

    Meccanismi d’azione

    La massoterapia ha effetti:

    • meccanici;
    • circolatori;
    • neurologici.

    La massoterapia attraverso manovre meccaniche migliora la mobilità e l’elasticità del muscolo e della fascia. La massoterapia favorisce la circolazione dei liquidi migliorando il ritorno venoso e linfatico e decongestionando parti del corpo compromesse da un trauma o da un processo patologico, favorendo l’eliminazione dei fattori dell’infiammazione. La massoterapia ha un effetto antalgico agendo sulle terminazioni nervose nocicettive libere (con effetto a cancello secondo Melzack e Wall) e azione antidolorifica. La massoterapia migliora l’ipertono muscolare e lo spasmo agendo anche sui trigger point ( “punti grilletto” muscolari che generano dolore irradiato).

     

    Modalità di intervento

    L’intervento massoterapico è costituito da una forza esterna applicata ai muscoli sottostanti.

    Allungamento laterale: la forza è applicata perpendicolarmente rispetto all’asse longitudinale del muscolo.

    Allungamento longitudinale: la forza è applicata seguendo l’asse longitudinale del muscolo.

    Separazione dei punti di inserzione: la forza è applicata in entrambe le direzioni, lungo l’asse longitudinale del muscolo, per ottenere una separazione dei due punti di inserzione muscolare.

    Pressione profonda: consiste in una pressione costante esercitata su un muscolo in prossimità della relativa inserzione ossea. L’applicazione di una forza esterna su un muscolo riguarda anche la cute, la fascia sottocutanea e la fascia profonda che avvolge il muscolo; di conseguenza questi tessuti sono influenzati dall’applicazione di tecniche sui tessuti molli.

    Strain e controstrain: il trigger point muscolare viene compresso e la struttura muscolare interessata dal trigger point viene accorciata la pressione viene mantenuta fino all’analgesia (circa 1’30”)

    Pompage: il tessuto è soggetto ad una azione di trazione rilasciamento alternata con delle tempistiche precise per ogni distretto  e in ragione del tipo di patologia.

    Tecniche sul sistema linfatico (Riflessi di Chapman e Bennet): i linfonodi e punti di relè del sistema linfatico vengono manipolati con particolari tecniche rotatorie in modo da aumentare la circolazione linfatica.

    Tecniche di allungamento del sistema nervoso periferico: allungamento ritmico del nervo rispettando le modalità di posizione articolare che mettono in tensione selettivamente il nervo interessato dal trattamento.

     

    Principi terapeutici

    L’operatore deve essere comodo, rilassato e in posizione equilibrata. Il paziente deve essere in posizione confortevole e rilassato. Le tecniche massoterapiche prevedono principalmente l’uso di polpastrelli, dell’eminenza tenar e della superficie palmare del pollice. Il trattamento massoterapico  è modificato dalla velocità, dal ritmo e dalla durata dell’applicazione, ma, soprattutto, dal feedback costante dei tessuti, cioè dalla risposta ottenuta. La costante rivalutazione della risposta è l’elemento fondamentale delle tecniche massoterapiche: la tecnica termina non appena l’operatore ottiene la riposta desiderata.

     

    Patologie

    Il Fisioterapista con la  massoterapia , insieme con tutte le altre tecniche Fisioterapiche, si propone di trattare differenti patologie muscolo scheletriche:

    • cervicalgie, lombalgie, dorsalgie
    • cervicobrachialgia, lombo sciatalgie, lombocruralgie
    • nevralgie
    • periartrite scapolo omerale (tendinite del sovraspinato, tendinite del capolungo del bicipite etc.)
    • tendiniti, tendinosi, peritendiniti (tendinite del Tendine d’Achille, tendinite del tendine rotuleo etc.)
    • pubalgie (tendinite degli adduttori, tendinite del retto addominale)
    • postumi di intervento chirurgico; spalla, ginocchio, colonna vertebrale, anca, piede.
    • postumi di frattura: spalla, ginocchio, anca, colonna vertebrale, piede, tibia, perone, malleoli, omero, femore, vertebra etc.
    • lesioni muscolari: strappi muscolari, contratture muscolari, stiramenti muscolari, trigger point.

    La massoterapia viene eseguita sotto l’attenzione del Dott. Marco Casano in via curtatone 6 Milano. Presso il Centro Fisioterapico Italiano centro d’eccellenza in Fisioterapia e Osteopatia.

  • IL DRENAGGIO LINFATICO MANUALE SECONDO VODDER

    Il Drenaggio Linfatico Manuale (DLM) è una tecnica ideata e studiata dal Dottor Emil Vodder con lo scopo di drenare la linfa dalle zone periferiche del corpo al cuore, agendo sul sistema linfatico.

    Il sistema linfatico (SL) è composto da due elementi essenziali: i vasi linfatici hanno lo scopo di drenare la linfa (una sostanza prodotta dal nostro organismo costituita da acqua, proteine, lipidi, cellule, detriti e corpi estranei come virus e batteri) fino ai linfonodi che fungono da filtro.

    La linfa raccolta dagli arti inferiori, dall’emitorace e emifaccia sinistra e dall’arto superiore sinistro raggiunge il dotto toracico e si riversa nel seno venoso sinistro, mentre la linfa proveniente dall’arto superiore destro, dall’emifaccia e dall’emitorace destro entra nel seno venoso di destra riversandosi, in entrambi i casi, all’interno della circolo ematico.

    Il SL si divide in una parte superficiale e una profonda: il sistema linfatico superficiale, drenando l’80% della linfa, risulta di particolare interesse perché direttamente accessibile tramite intervento terapeutico con DLM.

    Si parla di insufficienza del SL quando questo non garantisce più le sue funzioni essenziali e l’eliminazione del carico linfatico dall’organismo non è più assicurata. Ne può risultare un edema, ossia un accumulo di liquidi nel tessuto interstiziale o intracellulare.

    Le cause più frequenti di edema sono riportate nella tabella sottostante (Tabella 1).

    Tabella 1  Cause di edema
    Ipervolemia con ipertensione venosa per insufficienza cardiaca destra o renale
    Ritorno venoso e/o linfatico alterato
    Iperemia postraumatica, postinfiammatoria
    Aumento della permeabilità a causa di un trauma, di una flogosi, della gravidanza
    Ipoprotidemia
    Edema angioneurotico

    Mentre gli altri tipi di edema sono da considerarsi essenzialmente sintomi, il linfedema è un vero e proprio quadro patologico che consegue a una riduzione della capacità di trasporto della linfa determinata da deficit o malformazione organica o da disturbo funzionale dei vasi linfatici. Di conseguenza, si verifica accumulo progressivo del carico linfatico interstiziale e sviluppo di fibrosi tissutale.

    Il linfedema si classifica in 4 stadi come riportato nella Tabella 2.

    Tabella 2   Stadi del linfedema
    Stadio I a Nessun segno clinico; Linfoscintigrafia patologica
    Stadio I b Stadio reversibile (l’edema compare e scompare spontaneamente); Edema molle; Segno della fovea positivo; Nessuna alterazione tissutale secondaria
    Stadio II Stadio irreversibile (l’edema è permanente); Segno di Stemmer positivo; Alterazioni tissutali secondarie riscontrabili
    Stadio III Stadio di elefantiasi; Alterazione dei tessuti colpiti dall’edema; Alterazioni tissutali molto accentuate; Frequenti reflussi sotto forma di fistole linfatiche

    Viene inoltre classificato come:

    • Primitivo: conseguenza di una malformazione del SL
    • Secondario: l’eziologia è nota (oncologico per esempio)
    • Cronico o acuto
    • Postraumatico e postoperatorio
    • Con o senza reflusso linfatico (dovuto a dilatazione patologica dei vasi con ipertensione linfatica e incontinenza vascolare)
    • Isolato o associato ad altri quadri patologici (come per esempio l’insufficienza venosa)
    • Benigno o maligno

    Il DLM prevede l’applicazione di movimenti ritmici, avvolgenti e leggeri che presentano una componente rotatoria. Il ritmo è lento e rispetta i tempi di contrazione della muscolatura che costituisce le unità funzionali del SL. La pressione esercitata, per lo più in modo tangenziale alla superficie cutanea, deve essere minima, ma sufficiente a mobilizzare la cute rispetto ai piani sottostanti nella direzione del drenaggio linfatico (non più di 30 o 40 mmHg).

    Le manovre si compongono di due fasi, una di pressione e una di rilascio.

    Le quattro manovre che compongono la metodica Vodder sono:

    1. Manovra circolare
    2. Manovra del pompage
    3. Manovra di rotazione
    4. Manovra di oblazione

    EFFETTI

    • Antiedematoso
    • Cicatrizzante
    • Antalgico
    • Immunizzante: il SL, infatti, è la sola via di ritorno verso il sangue delle proteine plasmatiche. Questa funzione di trasporto è di vitale importanza per l’organismo perchè l’eliminazione di proteine, virus, batteri e sostanze tossiche consente di sviluppare rapidamente ed efficacemente i meccanismi di difesa immunitaria. Un’alterazione del drenaggio linfatico fisiologico porta automaticamente a una riduzione delle difese immunitarie.
    • Rigenerante
    • Rilassante
    • Stimolante a livello del microcircolo

     

    INDICAZIONI

    • Prevenzione dei linfedemi secondari
    • Flebolinfedemi
    • Lipedemi
    • Lipolinfedemi
    • Lipoflebolinfedemi
    • Edemi postraumatici
    • Edemi postchirurgici
    • Ematomi
    • Sclerodermia
    • Edemi infiammatori conseguenti a una patologia reumatica
    • Encefalopatie linfostatiche
    • Enteropatie linfostatiche
    • Sindrome dolorosa regionale complessa (algoneurodistrofie, sindrome di Sudeck)

    CONTROINDICAZIONI

    Controindicazioni generali assolute:

    • Infezioni
    • Patologie venose acute
    • Insufficienza renale non compensata
    • Insufficienza cardiaca destra non compensata

    Controindicazioni generali relative:

    • Linfedema maligno (è possibile un trattamento palliativo)

     Controindicazioni locali assolute:

    • Ipo- o ipertiroidismo
    • Aritmie cardiache
    • Ateromatosi carotidea
    • Iperattività del seno carotideo
    • Gravidanza
    • Mestruazioni
    • Occlusione intestinale
    • Cistite o colite postactinica
    • Enteropatia acuta o cronica
    • Presenza di stomia
    • Aneurisma aortico
    • Tromboflebite pelvica
    • Precedenti trombosi venose profonde a livello degli arti inferiori
    • Precedenti di chirurgia vascolare addominale

    Controindicazioni locali relative:

    • Età superiore ai sessant’anni
    • Insufficienza venosa cronica

    N.B. Il DLM non provoca metastasi e, di conseguenza, non è controindicato nei pazienti oncologici.

    Il Linfodrenaggio viene eseguita sotto l’attenzione del Dott. Marco Casano in via curtatone 6 Milano. Presso il Centro Fisioterapico Italiano centro d’eccellenza in Fisioterapia e Osteopatia.

  • L’AMPUTAZIONE D’ARTO INFERIORE E LA RIEDUCAZIONE PROTESICA.

    Per amputazione si intende la resezione del segmento distale di un arto ottenuta sezionando lo scheletro nella sua continuità.

    Si individuano diverse cause di amputazione:

    • traumatiche (23%): incidenti stradali, sul luogo di lavoro, sportivi, bellici, ustioni gravi e congelamento.
    • non traumatiche (70% vascolari e 4% tumorali): arteriopatia obliterante cronica periferica, diabete mellito, infezioni e tumori maligni dello scheletro o delle parti molli.
    • malformazioni (3%): congenite o acquisite

    Per ottenere un buon risultato attraverso l’operazione di amputazione occorre tener conto di diversi aspetti quali:

    • la validità del braccio di leva calcolato in base alle inserzioni muscolari.
    • la vascolarizzazione: un buon apporto di sangue è prerequisito fondamentale.
    • la possibilità di carico e di collocazione delle articolazioni meccaniche (tibiotarsica, ginocchio e anca).
    • un moncone ideale che permetta di accogliere una protesi ben tollerata e funzionalmente efficace. Il moncone dovrà essere indolore, gravabile, di giusta lunghezza, con buona mobilità, di forma idonea, con cute integra, senza cicatrice aderente e situata in posizione non soggetta ad attriti.

    Esistono diversi livelli di amputazione d’arto inferiore:

    • A livello del piede si riconoscono le seguenti sezioni:
    1. Amputazione trans-metatasale o Lisfranc modificata
    2. Disarticolazione tarso-metatarsica (Lisfranc)
    3. Disarticolazione medio-tarsica (Chopart)
    4. Amputazione tipo Boyd
    5. Disarticolazione secondo Pirogoff
    6. Amputazione sovra-malleolare tipo Syme
    • Amputazione transtibiale
    • Disarticolazione di ginocchio
    • Amputazione transfemorale
    • Disarticolazione d’anca d emipelvectomia

    La perdita di un segmento corporeo rappresenta un grave trauma sia fisico che psicologico, limita l’autonomia, altera lo schema corporeo e i meccanismi riflessi che regolano la stazione eretta e il cammino.

    Gli scopi fondamentali della riabilitazione sono quelli di insegnare al paziente a utilizzare le protesi per migliorarne il più possibile l’autonomia e ripristinare le funzioni fondamentali alterate o perse, ridurre le conseguenze dell’amputazione anche a livello psicologico e sociale, ottenendo come fine il reinserimento in ambito familiare, lavorativo e sociale.

    Per fare questo è necessario, attraverso il programma riabilitativo, ripristinare la stabilità statica e dinamica articolare, coordinare la stabilità di un segmento con la mobilità di un altro, ripristinare l’armonia cinetica del paziente.

    I principi di trattamento si basano sullo stato di salute del paziente, sulle possibili funzioni recuperabili, sul cammino normale e sui cambiamenti biomeccanici a seguito dell’amputazione. Bisogna tenere conto anche dell’età del paziente, del livello di amputazione e dell’eziopatogenesi, di malattie concomitanti, delle attività svolte precedentemente dal paziente e delle condizioni del moncone.

    Si distinguono due fasi riabilitative: post-chirurgica/pre-protesica e di protesizzazione.

    La fase pre-protesica corrisponde all’immediato post-operatorio; di solito dura circa 4-5 settimane e consiste nella preparazione del paziente e del moncone alla successiva fase di protesizzazione.

    Gli obiettivi proposti sono:

    • ripristinare buone condizioni generali del paziente
    • predisporre in maniera idonea il moncone alla fase di protesizzazione attraverso l’assunzione di corrette posture, bendaggi e l’esecuzione di un programma di esercizi di stretching, mobilizzazione articolare e rinforzo adeguato.
    • prevenire complicanze quali posture anomale, contratture, retrazioni e rigidità
    • favorire il riassorbimento dell’edema e ridurre il dolore
    • mantenere la mobilità articolare delle articolazioni prossimali
    • rinforzo muscolare globale
    • aumentare la resistenza allo sforzo fisico del paziente
    • favorire il recupero delle sensazioni propriocettive del moncone
    • favorire il recupero della sensibilità kinestesica e dell’equilibrio
    • verticalizzazione del paziente
    • rieducare il paziente all’autonomia nelle AVQ senza protesi

    La fase di protesizzazione corrisponde al periodo in cui al paziente viene consegnata la protesi

    Gli obiettivi da raggiungere sono:

    • adattamento alla protesi e suo utilizzo ottimale: nel tempo il paziente acquisisce una familiarità tale da far assumere alla protesi carattere d’indispensabilità in tutte le attività.
    • rieducazione alla stazione eretta e all’equilibrio con la protesi
    • deambulazione con protesi con e senza ausili
    • reinserimento nella vita familiare, sociale e lavorativa

    Questa parte del processo riabilitativo si distingue infine in due fasi: nella prima fase statica il paziente impara a prendere contatto con i meccanismi della protesi per conoscerne possibilità e limiti e verificare che le zone di carico non siano dolorose e non vi siano altri disturbi, a esercitare i muscoli necessari al funzionamento del mezzo, a raggiungere un buon equilibrio e un adeguato carico sulla protesi per prepararsi alla fase dinamica in cui viene insegnato a eseguire il passo in maniera corretta e a salire e scendere le scale al fine di restituire la massima autonomia possibile.

    La Riabilitazione dell’amputato viene eseguita sotto l’attenzione del Dott. Marco Casano in via curtatone 6 Milano. Presso il Centro Fisioterapico Italiano centro d’eccellenza in Fisioterapia e Osteopatia.

  • La Chinesiterapia (o Kinesiterapia) è una modalità terapeutica praticata solamente dal Dottore in Fisioterapia, è conosciuta anche come terapia del movimento ed è utilizzata nel campo riabilitativo di esclusiva competenza del Fisioterapista.

    Attraverso una successione di movimenti, mobilizzazioni e manipolazioni programmate dal Fisioterapista la chinesiterapia è in grado di ristabilire la funzione di articolazioni, muscoli, fasce nervi, sistema linfatico, sistema cardiovascolare, sistema nervoso.

    Questo tipo di terapia riabilitative può essere suddivisa in Chinesiterapia (Kinesiterapia) passiva e attiva.

    CHINESITERAPIA ATTIVA

    La Chinesiterapia (Kinesiterapia) attiva si basa in prevalenza sull’esecuzione di esercizi terapeutici da parte del paziente con l’utilizzo di attrezzature specifica palloni, elastici, spalliere attrezzature da palestra con carrucole e pulegge etc. che possono essere indirizzati alla riabilitazione di un solo segmento articolare o di tutto l’individuo.

    Lo scopo della chinesiterapia (Kinesiterapia) attiva è quello di migliorare il tono e il trofismo della muscolatura, l’escursione o mobilità articolare e l’elasticità sia di articolazioni che di muscoli, e contribuente al benessere psicofisico generato dal movimento (liberazione di oppiodi endogeni).

    Molto efficace è la chinesiterapia in acqua in grado di sommare il beneficio dell’esercizio, all’effetto meccanico (micromassaggio dell’acqua) dell’acqua, all’effetto termico e pressorio dell’acqua (la pressione e maggiore in profondità e minore in superficie favorendo il recupero dell’edema), all’effetto antigravitazionale dell’acqua.

    CHINESITERAPIA PASSIVA

    La chinesiterapia (Kinesiterapia) viene sempre praticata come la chinesiterapia attiva dal Fisioterapista ma quest’ultima per la delicatezza della tecnica a maggior ragione.

    Si basa sulla correzione posturale e meccanica dei segmenti articolari, sul tecniche di rilasciamento muscolare, su tecniche di massoterapia (soft tissue) e terapia manuale con mobilizzazioni e manipolazioni articolari, manipolazioni vertebrali, manipolazioni fasciali, manipolazioni miofasciali.

    Il fine della chinesiterapia (kinesiterapia) passiva è quello di ottenere una completa mobilità articolare, ridurre la contrattura muscolare, ridurre la retrazione muscolare, ridurre lo spasmo muscolare, eliminare i trigger point, restituire mobilità al sistema nervoso periferico (vedi tecniche di mobilizzazione del sistema nervoso periferico), restituire mobilità ai visceri.

    La Chinesiterapia passiva e attiva vieni utilizzata in vari tipi di patologie articolari e muscoloscheletriche o nella riabilitazione postchirurgica: lombalgie (mal di schiena), lombosciatalgie, dorsalgie, cervicalgie (dolore al collo), cervicobrachialgie, nevralgie, neuropatie, tendiniti, tendinosi, peritendiniti, borsiti, periartrite di spalla, tendinopatie del sovraspinato, tendinopatie del capolungo del bicipite, tendinopatie dell’achilleo, postumi di intervento chirurgico di spalla, postumi di intervento chirurgico di ginocchio, postumi di intervento chirurgico d’anca (dalla protesi alla sindrome da conflitto), postumi di intervento chirurgico alla colonna vertebrale (ernie discali, spondilolisi, spondilolistesi etc.), postumi di intervento chirugico al piede (alluce valgo, fratture dei metatarsi, fratture del calcagno, fratture dell’astragalo etc. ).

    La chinesiterapia è essenziale nei Postumi di fratture: fratture di tibia, fratture di perone, fratture malleolari, fratture di ginocchio, fratture d’anca, fratture vertebrali, fratture di del radio e dell’ulna, fratture dell’olecrano, fratture dell’omero, fratture di clavicola, fratture costali.

    La Chinesiterapia viene eseguita sotto l’attenzione del Dott. Marco Casano in via curtatone 6 Milano e in via Pasteur 17 Milano. Presso il Centro Fisioterapico Italiano centro d’eccellenza in Fisioterapia e Osteopatia.

  • La tecarterapia è una forma di diatermia che utilizza campi elettromagnetici per trattare i tessuti corporei. E’ ampiamente usata in Fisioterapia con particolare riferimento alla recente diatermia capacitiva e resistiva a media frequenza (0,5 – 1,2 MHz).

    APPLICAZIONI DELLA TECAR TERAPIA

    La Tecar Terapia può essere applicata in Fisioterapia su patologie muscoloscheletriche, neurologiche e viscerali:

    • stiramenti
    • contusioni
    • distorsioni
    • tendiniti
    • tenosinoviti
    • borsiti
    • trigger point miofasciali
    • osteoartrosi, pseudoartrosi, disturbi di consolidazione,  algodistrofia simpatica riflessa ( Sindrome di Sudeck)
    • fascite plantare, sperone calcaneare
    • lombalgie, cervicalgie, dorsalgie, coccigiodinie (dolori al coccige)
    • lombosciatalgie, lombocruralgie, cervicobrachialgie
    • nevriti, neuropatie
    • emicranie, cefalee, vertigini, sinusiti, nevralgia di Arnold, meralgia parestetica di Roth, notalgia parestetica, nevrite (dolore) intercostale
    • coliti spastiche
    • broncopneumopatie croniche
    • stress somatoemozionale con sintomi neurovegetativi

    EFFETTI BIOLOGICI DELLA TECAR TERAPIA

    L’effetto più evidente della Tecar Terapia è l’aumento di temperatura dei tessuti. Ma il campo elettromagnetico è in grado di esercitare sui tessuti effetti biologici a livello cellulare e molecolare.

     

    EFFETTI TERMICI DELLA TECAR TERAPIA

    L’azione del campo elettrico con la TecarTerapia produce su un tessuto biologico due effetti:

    • l’oscillazione e spostamento di cariche libere
    • la rotazione di molecole polari alla stessa frequenza del campo applicato

    L’aumento di energia cinetica a livello delle molecole (agitazione termica) si traduce macroscopicamente in un aumento di temperatura.

    In particolare a frequenze inferiori a 10MHz il campo provoca un vero e proprio flusso di cariche libere (ossia una corrente elettrica). Il tessuto oppone una certa resistenza elettrica al passaggio di corrente dissipando parte dell’energia in calore (effetto Joule). L’entità di tale dissipazione dipende dalla resistenza elletrica del tessuto, che dipende dal contenuto d’acqua. Le resitenze sono massime nei tessuti con poca acqua come il tessuto adiposo e l’osso.

    L’aumento di temperatura utilizzato in fisioterapia va da un leggero rialzo termico fino ad un forte riscaldamento del tessuto (4 gradi). Si è verificato che innalzando da 35,5°C a 39,5°C la temperatura del gastrocnemio si hanno effetti biologici senza dolore.

    Simili rialzi termici si ottengono solo con la Tecar Terapia.

     

    EFFETTI VISCOELASTICI DELLA TECAR TERAPIA

    L’innalzamento termico provocato dalla Tecar Terapia aumenta l’estensibilita del collagene riducendo la viscosità e la tensione dei tessuti. La Tecar Terapia si è dimostrata in grado di indurre rilasciamento muscolare e di diminuire la rigidità articolare.

    La tecar terapia inoltre aumenta la produzione dei componenenti della matrice extracellulare tra cui i glicosoaminoglicani rendendo il tessuto più plastico. Questo consente all’articolazione di mantenere la mobilità acquisita dal trattamento manipolativo.

     

    EFFETTI SUI VASI SANGUIGNI E LINFATICI

    Il calore provoca vasodilatazione. Il ricaldamento profondo della Tecar Terapia determina dilatazione delle arteriole, dei capillari e delle venule per azione diretta o in risposta all’aumento di bradichinina e istamina.

    Il sistema nervoso centrale reagisce con risposte riflesse ipotalamiche e del  sistema limbico con un reset dell’informazione orto-parasimpatica.

    I vasi linfatici rispondono al calore aumentando il drenaggio del fluido interstiziale in maniera direttamente proporzionale all’ aumento di temperatura.

     

    EFFETTI SULL’INFIAMMAZIONE DELLA TECAR TERAPIA

    Il calore promuove l’infiammazione. Un riscaldamento (40-45°) moderato provoca una moderata risposta infiammatoria mediata principalmente dal rilascio di istamina e prostaglandine. Negli stati infiammatori cronici o subacuti (sinusite cronica, tendinite del bicipite, epicondilite) è stato riscontrato un ottimo effetto della TECARTERAPIA che accellererebbe il processo infiammatorio velocizzandone la risoluzione.

    I motivi sono legati a:

    • aumento della tensione d’ossigeno tissutale data dalla vasodilatazione
    • attivazione dei macrofagi che rimuovono i metaboliti derivati dall’apoptosi cellulare con la risoluzione dell’infiammazione
    • l’aumento del drenaggio linfatico facilita il drenaggio dei fattori del’infiammazione
    • l’apoptosi cellulare è favorita dall’ipertermia, la morte cellulare favorisce  il rilascio di citochine antiinfiammatorie che portano alla riparazione dei tessuiti lesi. Le citochine antiinfiammatorie (come il TGF-B) diminuiscono l’attività dei linfociti T e attivano la proliferazione dei fibroblasti e la sintesi di collagene ed elastina.
    • l’ipertermia generata dalla TECAR TERAPIA determina sopra i 41° la sintesi delle Heat Shock Proteins proteine che coadiuvano il trasporto di altre proteine riparatrici da un  compartimento all’altro della cellula. Le Heat Shock Proteins favoriscono processi anabolici e di riparazione.
    • l’aumento del calore tissutale  provoca l’aumento del metabolismo con l’accellerazione dei processi di riparazione. La velocità delle reazioni metaboliche aumenta di tre volte ogni 10° di rialzo termico secondo la legge di Van’t Hoff. Quindi durante il trattamento  con TECARTERAPIA con un incremento di temperatura dei tessuti da 37° a 45° si otterebbe un metabolismo più veloce del 50%.

    EFFETTI SUL DOLORE DELLA TECAR TERAPIA

    La stimolazione dei termorecettori bloccherebbe la trasmissione del dolore a livello del midollo spinale ( secondo la teoria del cancello di Melzack e Wall). L’effetto analgesico dell’ipertermia sul nervo sensitivo motorio (sciatico popliteo) è data dalla conduzione ridotta degli impulsi dolorifici.

    Questo permette di dire che il calore generato dalla TECARTERAPIA innalza la soglia del dolore.

    La TECAR TERAPIA agisce anche sulla contrattura muscolare (spasmo) diminuendo le afferenze  al midollo da parte dei fusi neuromuscolari e aumentando le   afferenze da parte degli organi tendinei del Golgi. Rispettivamente l’inibizione  e l’attivazione di questi due riflessi da parte della TECAR TERAPIA provoca un effetto inibitorio sulla fibra muscolare e la risoluzione della contrattura.

    La rimozione di fattori dell’infiammmazione, come bradichinina e istamina, tramite la vasodilatazione favorisce l’ effetto antalgico.

    EFFETTI NON TERMICI DELLA TECAR TERAPIA

    La Tecar Terapia può provocare effetti biologici indipendentemente dall’effetto termico.

    Questo avviene attraverso:

    • effeti sulle proteine di membrana dei linfociti
    • sintesi delle Heat Shock Protein,  queste proteine di trasporto di preteine anaboliche vengono attivate anche in risposta ad onde elettromagnetiche non termiche
    • modulazione dei canali del calcio con variazioni della concentrazione intracellulare di calcio

    Si ipotizza che frequenze di 0,5MHz provochino polarizzazione di membrana. Le frequenze della Tecar Terapia (500 KHz) rispettano la costante di tempo di carica della membrana facilitandone la polarizzazione.

    L’applicazione del campo elettrico alternato determina uno stress meccanico alla cellula con alterazione del doppio strato lipidico. Questo può provocare una alterazione della permeabilità con influenza sui canali di membrana e con possibili fenomeni di elettroporazione cioè formazione di pori attraverso la membrana. E’ inoltre possibile che questo tipo di campi possano generare fenomeni di proliferazione cellulare. Applicando ai condrociti campi elettrici capacitivi fino ai 1000 V con frequenze di 60 KHz si ottiene proliferazione in coltura con verosimile stimolazione dei processi di riparazione tissutale.

  • La Fibrolisi Diacutanea è una tecnica Fisioterapica elaborata da un Fisioterapista Svedese di nome Kurt Ekman. Questa tecnica è di competenza esclusiva del Fisioterapista sia per storia che per profilo professionale e  può essere applicata su varie patologie di competenza riabilitativa di origine Ortopedica, Reumatica e in alcuni casi Neurologica. Può essere applicata su qualsiasi patologia in fase acuta o cronica al contrario di quanto possa sembrare dalla denominazione della tecnica; dipende solamente dal tipo di modilità di utilizzo del Fibrolisore,che può variare da un approccio molto morbido con il gancio invertito ad un approccio più aggressivo sulle Fibrosi croniche dello sportivo con la parte concava del gancio.

    La Fibrolisi Diacutanea viene applicata sui tessuti molli (fascia e muscolo) sia periarticolari che lontano dalle articolazione, lungo tutto il decorso della fascia e del muscolo. L’obiettivo è quello di liberare le logge fasciali dalle costrizioni di movimento dettate dalla viscosità tessutale e conferirgli un fisiologico scorrimento al fine di migliorare lo schema di movimento fasciale e artrocinematico.

    Classicamente la Fibrolisi Diacutanea si ritiene venga utilizzata solo nelle cicatrici ipertrofiche ma così non è, anche se una parte del trattamento è dedicata anche ai noduli cicatriziali, alle cicatrici particolarmente aderenti, ai cheloidi per migliorare la qualità elastica del tessuto cicatriziale stesso  e  risolvere problemi algici e posturali generati dallo spot cicatriziale. Tali cicatrici si possono trovare su fascia, muscoli, periostio, peritoneo parietale.

    La risoluzione dello stato aderenziale può richiedere mesi e spesso e volentieri permane se non trattato; la Fibrolisi Diacutanea consente di migliorarlo in poche sedute.

    La Fibrolisi Diacutanea ha una efficacia maggiore del massaggio classico nel ristabilire i pattern di scivolamento tessutale, nel trattamento dei TRIGGER POINT e nel trattamento delle cicatrici.

    La Fibrolisi Diacutanea può essere utilizzata anche con finalità diagnostiche. Il Fibrolisoreinfatti viene utilizzato con tecniche ispettive sui tessuti al fine di trovare le zone con maggiore aderenza.

    LA TECNICA DI FIBROLISI DIACUTANEA

    La Fibrolisi Diacutanea viene effettuata tramite i Fibrolisori. I Fibrolisori sono ganci in acciaio inox con raggi di curvatura particolari per adattarsi alle superfici muscolari e alla fascia in diversi distretti, terminano con una piccola spatola dotata di un margine sottile che se usato con imperizia può provocare lesioni di lieve e media entità. L’applicazione della Tecnica di fibrolisi diacutanea da parte di un Fisioterapista qualificato non è assolutamente pericolosa.

    La prima fase di ispezione del tessuto e degli schemi di movimento articolare scorretto è la fase che deve guidare poi il fisioterapista durante il trattamento.

    Il trattamento consiste nell’inglobare il tessuto fasciale e muscolare all’interno delle curva del gancio facendo attenzione che la lamina non appoggi in maniera tagliente sul bondering miofasciale; questo è consentito dall’aiuto della mano controlaterale che raccoglie il tessuto, segue e accompagna il gancio indicandone la traiettoria di scorrimento tessutale impresso dalla coppia mano/fibrolisore. La stessa tecnica viene utilizzata nel trattamento delle cicatrici; la cicatrice viene ospitata nella curva del gancio e trazionata, sollevata, stirata fino ad uno scollamento efficace.

    Altra modalità applicativa è la tecnica a gancio invertito che prevede l’utilizzo della parte convessa del Fibrolisore per trattare logge miofasciali, docce paravertebrali, periostio, capsula, legamenti e tendini. Particolare attenzione bisogna dedicare alle tecniche tendine che ospitano il tendine nella concavità del gancio nelle quali l’approccio con la mano controlaterale diventa ancora più importante per controllare il fibrolisore.

    La Fibrolisi Diacutanea viene applicata soprattuto per risolvere aderenze tra superfici: intramuscolo (tra setti dell’endomisio), tra muscolo e muscolo, tra fascia e muscolo, tra fascia e periostio, tra tendine e periostio, tra periostio e corticale, tra peritoneo parietale e muscolo. Più l’aderenza è profonda e maggiore dovrà essere la competenza del Fisioterapista nell’applicare la Fibrolisi diacutanea.

    La tecnica può esser applicata anche con l’utilizzo di correnti analgesiche a bassa frequenza. Questa è una tecnica brevettata dal Dott. Marco Casano chiamata Elettro Fibrolisi Diacutanea.

    La Fibrolisi Diacutanea è una tecnica assolutamente indolore se applicata con maestria solo in rare cicatrici particolarmente aderenti e spesse il trattamento può essere fastidioso. Spesso ci può essere per circa due giorni un indolenzimento della parte trattata.

    La Fibrolisi Diacutanea viene eseguita dal Dott. Marco Casano in via curtatone 6 Milano e in via Pasteur 17 Milano. Presso il Centro Fisioterapico Italiano centro d’eccellenza in Fisioterapia e Osteopatia.

  • La magnetoterapia viene erogata da un dispositivo che genera un campo prevalentemente magnetico ben caratterizzato in intensità, andamento del campo, frequenza, forma d’onda.

     INDICAZIONI TERAPEUTICHE

    Gli effetti terapeutici dei campi elettromagnetici sul tessuto osseo sono senz’altro i più conosciuti.

     MAGNETOTERAPIA E PATOLOGIA ORTOPEDICO TRAUMATOLOGICA

    I campi magnetici vengono utilizzati nelle pseudoartrosi. I campi elettromagnetici applicati per più ore al giorno con una frequenza di 70Hz inducono l’osteogenesi nei ritardi di consolidazione. Risultati positivi si ottengono anche sulla pseudoartrosi congenita, nell’osteonecrosi dell’anca, nel morbo di Perthes, nelle tendiniti croniche e per favorire l’attecchimento di innesti ossei.

    Nella necrosi vascolare della testa del femore l’applicazione di campi elettromagnetici è utilizzata per più ore al giorno con una intensità di 20-30 gauss.

    Nell’ostocondrosi vengono utilizzati i campi elettromegnetici pulsati (CEMP) con una frequenza di 50-100 Hz  per trenta minuti al giorno con intensità variabile dai 60 ai 400 gauss.

    Nell’osteoporosi vengono utilizzati protocolli di 50 Hz con intensità di 50-60 Gauss per 30 minuti al giorno.

    Si ottengono effetti analgesici sull’artrosi con CEMP di 50 HZ ad intensità di 60 gauss per trenta minuti al giorno.

    L’algoneurodistrofia di Sudeck si tratta con applicazioni giornaliere a 50 Hz e 35 gauss.

    Tendiniti, strappi muscolari, ematomi e contusioni possono beneficiare dell’applicazione della magnetoterapia pulsata alla frequenza di 50 Hz ad intensità di 50 gauss.

     MAGNETOTERAPIA NELLA PATOLOGIA VASCOLARE

    I campi elettromagnetici sono vantaggiosamente utilizzati nelle arteriopatie e nelle flebopatie. Il trattamento con CEMP determina una sensibile riduzione dello stato edematoso del derma, come conseguenza di un effetto protettivo sui rapporti tra tessuti e microcircolo. In letteratura sono riportati numerosi lavori sugli effetti dei trattamenti con campi elettromagnetici nel facilitare il processo di guarigione delle ulcere o delle piaghe torbide. Inoltre è di frequente riscontro l’associazione tra patologia ortopedica e vascolare, con edemi periferici e varici, quindi i CEMP possono avere una doppia indicazione terapeutica (30-40 gauss effetto iperemizzante, 40-100 gauss effetto antiedemigeno).

    Risultati si ottengono anche in caso di morbo di Raynaud primitivo o secondario ed in arteriopatie periferiche obliteranti degli arti inferiori.

    Applicazioni giornaliere ad alta frequenza e bassa intensità hanno evidenziato risultati positivi sull’edema post-operatorio, su lesioni cutanee di origine venosa, riducendo il dolore e il tempo di cicatrizzazione.

     MAGNETOTERAPIA IN DERMATOLOGIA

    Pur essendo strettamente collegate alla patologia vascolare, l’applicazione di campi elettromagnetici pulsati riferisce buoni risultati nella psoriasi ed in alcune dermatiti papulo-edematose, così come nell’Herpes Zoster le applicazioni di venti minuti di applicazione giornaliere si avvalgono di bassa intensità di campo a frequenze variabili medio alte.

     MAGNETOTERAPIA IN PATOLOGIA RESPIRATORIA

    L’azione antiflogistica dei campi magnetici pulsati ha spinto la ricerca e la sperimentazione nel campo del trattamento delle broncopneupopatie croniche ed alcuni lavori riferiscono buoni risultati con trattamenti di intensità inferiore a 100 gauss. 

    La magnetoterapia viene eseguita sotto l’attenzione del Dott. Marco Casano in via curtatone 6 Milano. Presso il Centro Fisioterapico Italiano centro d’eccellenza in Fisioterapia e Osteopatia.

  • Gli ultrasuoni producono delle onde meccaniche che propagandosi nel mezzo attraversato provocano delle oscillazioni dipendenti dalla viscosità del mezzo stesso. Il risultato è la formazione di zone di pressione e depressione.

     EFFETTI

    Numerosi sono gli effetti dell’applicazione degli ultrasuoni:

    • Meccanici: micromassaggio e microcostrizioni con deformazione cellulare, che si traduce in un’accelllerazione del metabolismo e della mitosi cellulare.
    • Termici: il calore endogeno prodotto dagli ultrasuoni esplica effetti sulla vascolarizzazione superficiale e profonda e sulla fisiologia del neurone. tutto cio si traduce in  un effetto antalgico sul neurone nocicettivo, un effetto spasmolitico sul neurone motore e un effetto simpaticolitico con conseguenze antinfiammatorie sul neurone ortosimpatico.
    • Chimici: Floculazione di colloidi, eliminazione di gas, distruzione di batteri. Gli ultrasuoni hanno inoltre uno spiccato effetto fibrinolitico. L’aumento della permeabilità utanea permette un migiore assorbimento di preparati sotto forma di gel, schiuma, pomate, emulsioni.

     INDICAZIONI TERAPEUTICHE

    Analgesici nelle forme artrosiche e periartritiche, per facilitare l’assorbimento dell’ematoma, per stimolare la guarigione dei tessuti, per facilitare la risoluzione dello spasmo muscolare, per incrementare la plasticità del tessuto connettivo, nelle contratture, per favorire una cicatrizzazione più estetica e funzionale e per eliminare e ridurre tenui calcificazioni. Nelle lombalgie, dorsalgie, cervicalgie etc.

    Gli ultrasuoni vengono eseguiti sotto l’attenzione del Dott. Marco Casano in via curtatone 6 Milano e in via Pasteur 17 Milano. Presso il Centro Fisioterapico Italiano centro d’eccellenza in Fisioterapia e Osteopatia.

  • Il termine TENS identifica l’acronimo inglese Trascutaneus Electrical Nerve Stimulation. Le TENS sono elettrostimolatori che emettono impulsi elettrici a finalità antalgiche.

    La forma d’onda può essere monofasica rettangolare, difasica, simmetrica, asimmetrica o a spike. La larghezza dell’impulso può variare da 300 a 400 microsecondi. La frequenza varia da 1 a 125 HZ.

    L’azione antalgica delle TENS è sostenuta dall’attivazione di sistemi di inibizione perifericadello degli stimoli dolorosi (secondo la teoria del cancello di Melzack e Wall) nonchè dallo stimolo alla produzione di oppiodi endogeni, neuropeptidi e neuromediatori.

    Indicazioni terapeutiche:

    • dolore acuto post-operatorio
    • dolore osteo-artro-muscolare
    • algie ostetriche e ginecologiche
    • algie in patologia odontoiatrica e maxillo-facciale
    • dolore cronico, radicoliti e nevriti
    • artite reumatoide
    • artrosi, tendiniti, entesiti
    • fibromialgia, algodistrofie
    • algie in patologia vascolare
    • cefalee, emicranie

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